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Next Tv.

Jul 1, 2012   //   by Francesco Soro   //   Blog, Politiche pubbliche  //  No Comments

Sono giorni intensi sul fronte di Next Tv, il sito di aggiornamento sul futuro della televisione che abbiamo lanciato con il Corecom due anni fa.

“Innovare significa far evolvere i progetti. Anche se non sembra ce ne sia bisogno. Anche se, evolvendo, il tuo ruolo rischia di diventare marginale”.

E’ qualche settimana che mi ripeto questa frase, sperando di completare in tempo utile l’opera di autoconvincimento. E già, perchè sono settimane che stiamo discutendo di mandare a vivere da solo Next Tv, il news-site quotidiani che abbiamo messo su qualche anno fa per aiutare a competere nel mercato del futuro chi lavora nell’ambito della televisione (e più in generale nel settore dell’audiovisivo).

Ma non appena finisco il ragionamento, e sembro maturo per l’opera di autoconvincimento, vengo catturato dal diavoletto dei numeri, che mi ricorda che Next Tv è un successo incredibile. Pensate, nei soli primi 6 mesi del 2012, 76.000 visitatori, per 178.000 visite, 853.000 pagine viste e oltre 4 milioni di accessi. Un’enormità per un sito nato per mostrare agli addetti ai lavori, soprattutto i più deboli, ‘in che direzione’ sta andando la televisione e ‘in cosa’ devono indirizzare i loro sforzi per avere successo e lavoro nel mercato che sarà.

Vabbè, sto divagando. Tutto questo per dire che in questi giorni, stiamo pensando di far crescere questa esperienza, condividendola con l’Università di Roma.  Vi tengo aggiornati.

A proposito di “toda tv cambia”…

May 30, 2012   //   by Francesco Soro   //   TV & Media  //  1 Comment


via Ooyala

Why just watch when you can feel?

May 18, 2012   //   by Francesco Soro   //   Blog, TV & Media  //  No Comments

“Why just watch when you can feel?”

E’ lo slogan con cui Paul Lee, Entertainment Group President di ABC, ha cercato di riassumere, durante gli Upfronts, la social-strategy del Gruppo.

In Italia – fatta eccezione per qualche caso isolato (Agorà su RAI3, Piazzapulita su La7, L’Ultima parola su RAI2) – siamo ancora un poco indietro. Non si capisce perchè, pur sapendo da tempo che il terreno della sfida si va spostando sull’ “emotional connection”, i network italiani siano così poco attratti dalle potenzialità dei social media.

 

Quello che (non) ho: ascolti e social buzz della prima puntata

May 15, 2012   //   by Francesco Soro   //   TV & Media  //  No Comments

Da un approfondimento apparso su Next-Tv stamattina

Oggi non c’è stato blog, quotidiano o mezzo di informazione che non abbia parlato – bene o male che sia – di Quello che (non) ho, di cui ieri sera è andata in onda la prima puntata (di tre, consecutive) su La7. Non potevamo esimerci, in special modo dopo il lungo approfondimento di ieri che lo accostava a Vieni via con me.

Parliamone, allora. Ma non in termini di struttura o contenuti, temi peraltro che hanno già spaccato in due il Paese (e la Rete), quanto rispetto agli elementi che più interessano chi guarda al futuro della televisione: gli ascolti e il buzz sui social network.

curiosi anche voi di sapere se Saviano e Fazio hanno vinto la sfida della prima puntata in TV e sui social network? Ecco il resto dell’articolo…

Il consumo di streaming nella catch up tv, nei motori di ricerca e nei social network

Nov 15, 2011   //   by Francesco Soro   //   Blog, Pubblicazioni  //  No Comments

Articolo pubblicato su Next Tv del 15/11/2011

Risultati a sorpresa nell’ultima edizione del rapporto trimestrale di Brightcove e TubeMogul sullo stato dell’industria dell’online video. Nei dati pubblicati due giorni fa, relativi al periodo Gennaio/Giugno 2011, emergono infatti due inattese linee di tendenza: Google, inteso come motore di ricerca, riallunga il suo già immenso distacco sui social network come strumento #1 per cercare video in streaming, mentre i contenuti di lunga durata, dai 20 minuti in su (ad esempio episodi completi di telefilm ospitati on demand sulle piattaforme di catch up TV) incollano allo schermo di pc e tablet i navigatori in maniera più efficace delle clip brevi.

Ma partiamo dai meccanismi di discovery, ovvero come si scoprono i filmati disponibili online. In base alle ricerche – condotte su un campione degli 85.000 siti in 50 nazioni affiliati al circuito di video cloud gestito da Brightcove e dei 200.000 iscritti al servizio di analisi del traffico video di Tubemogul – Google rimane con ampio margine il tramite più usato per individuare cosa è visibile in streaming, oltre il 60% delle volte si arriva “a destinazione” passando attraverso i suoi campi di ricerca. Addirittura Google ha incremento del 3,7% i cosiddetti referral generati, mentre Facebook, dopo un 2010 in progressiva ascesa, mostra per la prima volta segni di declino, scendendo sotto il 10%.

 

Quali conseguenze trarne? Di sicuro la search engine optimization (SEO), ovvero le numerose tecniche implementate per migliorare il proprio posizionamento nei risultati dei motori di ricerca, sembra conservare una priorità assoluta anche nel segmento video rispetto al social marketing. Per garantirsi views, in parole povere, meglio apparire in alto su Google quando vengono digitate le parole chiave pertinenti che non promozionarsi sui social networkr.

Va notato tuttavia che, una volta scoperto e avviato il contenuto in streaming desiderato, i video “riferiti” da Facebook e Twitter tendono a essere seguiti più a lungo di quelli individuati attraverso Google: più di 2 minuti per clip contro poco meno di 1 minuto e mezzo.

 

A proposito di permanenza media davanti ai monitor, nel secondo trimestre del 2011 la propensione a trattenersi su uno stream senza muovere il mouse è incrementata del 7/11% (a seconda del tipo di clip: si dedica più tempo a quelle dei broadcaster, 3 minuti e 30 secondi per ognuna, di meno a quella delle riviste online, appena 1 minuto e 15 secondi l’una).

In crescita anche i tassi di completamento, in particolare per i video legati alla categoria “brand”, ovvero videoportali B2B e servizi di e-commerce e/o vetrine commerciali. Con un +3,88% in primavera, i video brandizzati vengono completati 4 volte su 10 e si avvicinano ai video delle emittenti TV, completati nel 47-48% dei casi.

 

In compenso, per i video caricati su Internet dalle emittenti TV, esplode l’interesse verso le clip superiori ai 20 minuti. La loro completion rate è vistosamente maggiore di quella degli estratti brevi. Dunque chi cerca repliche on demand della programmazione televisiva vuole vedere l’intera puntata, non solo sequenze selezionate.

Infine, note sulla distribuzione geografica del consumo di online video. In testa, e stavolta la statistica era prevedibile, americani ed europei.

Il Vecchio Continente supera tutti tra Aprile e Giugno 2011, dedicando in media 4 minuti e 20 secondi per ogni singolo stream dei broadcaster TV, persino più degli internauti USA e più del doppio di quelli giapponesi.

Cinesi, brasiliani e indiani, evidenziati in grigio nel grafico a latere, amano invece la video pubblicità: è loro il primato di fidelizzazione ai video brandizzati, con 2 minuti e 25 secondi per clip, contro i 2 minuti scarsi del blocco angloeuropeo e i 57 secondi dei Paesi che si affacciano sul Pacifico (APAC).


Tablet tv e Tv lineare: analisi delle curve di ascolto

Oct 17, 2011   //   by Francesco Soro   //   Blog, Pubblicazioni  //  No Comments

Articolo pubblicato su Next Tv del 17/10/2011

Appena 3 mesi fa BBC ha lanciato la versione internazionale del suo servizio di catch up TV: l’acclamato, sebbene ancora assai poco imitato, iPlayer. Undici le nazioni, Italia inclusa, dove è possibile accedere in streaming on demand alla programmazione del broadcaster di Sua Maestà la Regina.

Se in patria l’iPlayer è gratuito, in quanto finanziato dal canone, nonchè fruibile da un’ampia congerie di device Internet-connessi, in Europa utilizzarlo costa 7 euro al mese, ma soprattutto è un “lusso” limitato ai possessori di iPad. Per ora i modelli con sistema operativo non-Apple, Android in primis, sono tagliati fuori. Dunque tablet, e non pc o Connected TV con i loro spesso confliggenti standard tecnici, come soluzione universale per espandersi su scala globale.

La centralità assegnata dai dirigenti della British Broadcasting Corporation al ruolo dei tablet nel delineare i nuovi confini digitali del consumo di TV si fonda a onor del vero più su proiezioni statistiche che su consolidate realtà di mercato. A Giugno TMT Research/Deloitte parlava di una penetrazione delle tavolette sul mercato britannico inferiore al 2% della popolazione (contro il 5% negli USA). Possiamo immaginare che nel resto dell’Unione Europea lo scenario sia all’incirca equivalente. Benchè i numeri crescano alla velocità della luce, a ritmi da +80% tra un trimestre e il successivo, con segnali a dir poco ottimistici in arrivo da Cina e India (dove il 35% e il 16% degli internauti ha acquistato un tablet negli ultimi 2 anni), al momento il campione d’indagine della TV su tablet si limita a 500.000 / 750.000 inglesi più qualche migliaio di neo-abbonati d’oltre Manica.

Tuttavia, i dati che affluiscono da questo nucleo di early adopter sono inequivocabili: l’epoca del mono-schermo televisivo è giunta al capolinea. Nella nuova era della TV multischermo le trasmissioni BBC ricevono dagli iPad una significativa spinta in avanti. In particolare i contenuti in diretta.

Secondo quanto ha rivelato nei giorni scorsi Daniel Danker, direttore generale della struttura Video On Demand in BBC, mentre l’accesso all’archivio programmi tramite iPlayer per pc è tendenzialmente asincrono rispetto al palinsesto lineare – ovvero il pubblico usa l’iPlayer su pc di pomeriggio e in seconda serata per recuperare le puntate perse, riservando il proprio tempo nel prime time alla cara, vecchia TV e ai nuovi episodi dei suoi show preferiti – per l’iPlayer su tablet si nota un utilizzo simultaneo e parallelo alla BBC lineare, con punte di ascolti negli stessi orari, tra le 20 e le 23.

In parole povere, i tablet non sono percepiti come uno strumento accessorio di catch up TV nei momenti morti dei canali generalisti, bensì come un’estensione da affiancare alla TV in chiaro di prima serata. Una fascia nella quale entrambi gli apparecchi sono quindi accesi contemporaneamente, con tutto quel che ne consegue in termini di potenziale per applicazioni di Social TV e pubblicità interattiva.

L’abitudine a sovrapporre televisione e tablet è stata confermata da uno studio pubblicato da Nielsen sempre negli ultimi giorni. Secondo il gigante delle rilevazioni dell’audience, il 40% dei proprietari di tablet e smartphone ne fa uso quotidianamente mentre è impegnato a guardare la TV. Nel sotto-insieme dei soli tablet owners si sale addirittura al 70% di regolari del multi-tasking «parecchi giorni a settimana».

In prevalenza le attività sono slegate dal contesto delle trasmissioni in onda. Si controlla l’e-mail (60% degli intervistati da Nielsen) e si navigano siti su altri argomenti (46%), in pari misura durante lo lo show e durante i break commerciali. Un dato sorprendente, quest’ultimo, ma in linea con il concetto di multi-tasking: non c’è separazione netta tra i device, si fanno più cose su più device allo stesso tempo.

Nel 42% dei casi si consultano i social network. Assai più le donne (48%) che gli uomini (35%). E qui già è probabile che i due livelli – quello televisivo e quello online filtrato dal tablet – coincidano. Non è chiaro dai grafici Nielsen quanti, in quel 42%, conversano o leggono conversazioni/messaggi su Twitter e Facebook relative al format che stanno seguendo. Sappiamo però che, a prescindere dai social network, il 29% del pubblico cerca con i tablet informazioni sulla programmazione televisiva, presumibilmente su quello che ha visto a schermo un istante prima.

Elevati anche i numeri di chi usa tablet e smartphone per documentarsi meglio su un prodotto reclamizzato negli spot: il 19% setaccia il web per dettagli sulla merce, il 13% per coupon e sconti vari.

Ma cosa spinge gli utenti ad tenere accesi i propri iPad, Xoom, Transformer e Galaxy Tab vicino al telecomando?

Daniel Danker sottolinea due aspetti: «sono facili da usare e personalizzano la TV. Grazie a loro ci incamminiamo verso una nuova fase nello sviluppo dell’iPlayer. Accanto alla funzione storica di piattaforma per la TV time shifted nel daytime e di notte, la tendenza ad adoperare l’iPlayer sui tablet in prima serata ci motiva a sincronizzare gli spettacoli in onda con applicazioni interattive di accompagnamento. On air e online a braccetto vanno così a creare un’esperienza di intrattenimento unica. Non si partecipa più soltanto il giorno dopo, se capita, sul sito o la Fan Page ufficiale; si partecipa in tempo reale, la sera, prestando attenzione ad almeno due schermi in simultanea».

Corecom Lazio: Bilancio di mandato 2008-2013

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fsorofsoro: Rendo merito a @rafbarberio: 4 anni fa mi consiglio' di puntare su cybersicurezza. Scelsi social tv e crossmediale. Aveva ragione anche lui.
49 months ago
fsorofsoro: @lcolda credo abbia fatto suo il progetto di @PaoloGentiloni / @ignaziomarino
49 months ago
fsorofsoro: La tv pubblica olandese lancia un servizio streaming in diretta TV e radio, offrendo l'intero bouquet di canali over-the-top su piu' devices
49 months ago
fsorofsoro: @marcoregni: a dir poco "geniali" :), ma per quel poco che l'ho incrociata si é sempre occupata di quei temi / @IsabellaRauti
49 months ago