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AgCom e competenze femminili.

May 24, 2012   //   by Francesco Soro   //   ICT e innovazione, Politiche pubbliche  //  No Comments

Continua l’operazione trasparenza. E’ la volta del movimento #donnagcom che mira a portare in AgCom anche le competenze e le esperienze al femminile. Qui il link orginale.

Agcom: su Fb gruppo pro ‘quote rosa’

Altra iniziativa Rete dopo candidatura informatico Quintarelli

(ANSA) – ROMA, 24 MAG – Nei giorni del toto-nomine all’Agcom – la votazione e’ prevista il 6 giugno – in cui e’ spuntato anche un candidato appoggiato dalla Rete, l’informatico Stefano Quintarelli, nasce su Facebook il gruppo per le quote rosa nell’Autorita’. ‘Quote rosa in Agcom’ in poche ore ha gia’ raccolto oltre 900 aderenti, quasi tutti esperti del settore e utenti interessati, ed e’ stato lanciato l’hashtag su Twitter #donnagcom. I cv delle candidate sono raccolti in una mail dedicata: agcom@key4biz.it.

AgCom, rinvio per trasparenza

May 22, 2012   //   by Francesco Soro   //   Blog  //  No Comments

Oggi il Presidente della Camera ha disposto il rinvio della votazione sui primi due componenti di AgCom, chiedendo a deputati e gruppi parlamentari di presentare entro il 1 giugno 2012 le eventuali candidature corredate del relativo curriculum.

E’ un successo della Open Media Coalition, dello scatto di Quintarelli e di tutte le altre realtà, penso in particolare alla FNSI, a Key4biz e al Corriere delle Comunicazioni, che hanno chiesto da subito trasparenza.

Ma è soprattutto un successo per i cittadini, che possono contare su un metodo nuovo che assicura loro più competenza e più trasparenza in un’Autorità fondamentale per lo sviluppo del Paese. Una mossa win win direbbe il mio mai dimenticato amico Paolo.

AgCom. Dopodomani in calendario alla Camera il rinnovo. Ecco le schede dei candidati più gettonati

May 21, 2012   //   by Francesco Soro   //   Blog  //  No Comments

Entra nel vivo il rinnovo di AgCom. Qui un link ad un pezzo di ricognizione e riassunto del Corriere delle Comunicazioni.

Nomine Agcom, meno due. Se il calendario della Camera rimane invariato, mercoledì 23, dopodomani, l’aula procederà all’elezione di due dei prossimi commissari dell’authority. Gli altri due verranno eletti dai senatori.

In realtà si tratta di un incipit turbolento. Mentre continuano a fioccare ipotesi di candidature  (l’ultima in ordine di arrivo è quella di Sergio Bellucci, ex Rifondazione Comunista, ora nel cda di Laitspa, società in house per l’informatica della Regione Lazio), e smentite (come quella del presidente della Corte costituzionale Alfonso Quaranta, presidente della Corte costituzionale) da più parti (partiti, associazioni), viene invocata una maggiore trasparenza e una ridiscussione delle procedure di elezione.

Chi sono i candidati a diventare commissario e presidente? Il Corriere delle Comunicazioni ha raccolto i loro curricula, venendo così incontro alle richieste di maggiore chiarezza sulle modalità di nomina. In pdf  le schede dei candidati (Sergio Bellucci, Deborah Bergamin, Angelo Marcello Cardani, Maurizio Dècina, Antonio Martusciello, Enzo Pontarollo, Stefano Quintarelli, Antonio Sassano, Roberto Viola, Luca Volonté).

Al di là del totonomine la nuova Agcom rischia in realtà di partire “zoppa”. Manca all’appello un pezzo dell’ingranaggio elettorale per cui le future due commissioni rischiano di nascere senza poteri. Tutte le operatività verrebbero delegate al terzo organo (il consiglio). Una “svista” imbarazzante per la prima authority nata sotto il governo Monti. Quello che manca nella costruzione della nuova Agcom è il meccanismo per poter distribuire i 4 commissari nelle 2 commissioni.

Il decreto “salva italia” ha ridotto a 4 i commissari Agcom, senza però intervenire sul meccanismo di elezione previsto nella legge istitutiva dell’Autorità; questo ha generato l’esigenza di un intervento correttivo per evitare il rischio-accaparramento di tutti e 4 i commissari da parte di un solo gruppo parlamentare di maggioranza relativa. In questo senso il senatore Zanda aveva presentato un emendamento che riordinava i criteri di elezione dei commissari direttamente verso il Consiglio e definiva le nuove modalità di designazione degli stessi commissari alle 2 commissioni. Quell’emendamento però non è passato, giudicato improponibile dal governo. Qualche settimana dopo è stato presentato un nuovo emendamento (in sede di conversione del decreto correttivo liberalizzazioni): questa volta accolto dal governo e dalla maggioranza al senato.

Ma fra le due versioni è rimasto un “buco”. Che riguarda, appunto,  il tema della composizione delle 2 commissioni: la parte dell’emendamento che lo regolava è stato eliminato per non incorrere nell’inammissibilità relativa ad emendamenti con contenuto ordinamentale. Il tema è stato quindi rinviato a dopo l’approvazione definitiva (avvenuta ieri alla Camera). Immediatamente la presidenza della Camera ha però varato il nuovo calendario settimanale con la previsione che mercoledì 23 maggio, alle ore 11, avranno luogo le votazioni per schede per l’elezione di un componente del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, di due componenti del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Ma procedere all’elezione dei commissari Agcom senza aver definito per legge le procedure di attribuzione dei commissari alle due commissioni renderebbe incompleta la struttura degli organi dell’Autorità che può, in questa situazione, deliberare “solo” in forma consiliare. E non per una scelta politica. Ma per un combinato disposto.

In realtà una via d’uscita c’è, indicano gli esperti: il provvedimento adatto per introdurre il nuovo criterio di designazione dei commissari nelle due commissioni, o eventualmente disporre una mini-riforma per l’abolizione delle due commissioni, è il recepimento del Telecom Package, depositato in Commissione Trasporti della Camera per il parere.

R.C.

 

Agcom – Dibattito Pubblico – oggi alle 16 in sede FNSI

May 21, 2012   //   by Francesco Soro   //   Media  //  No Comments

Segnalo questo evento sul rinnovo di AgCom e Garante Privacy organizzato dalle associazioni che chiedono trasparenza nelle nomine.

Trasparenza all’Agcom. Le associazioni chiedono trasparenza nelle nomine dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Dibattito Pubblico Lunedì 21 maggio 2012 ore 16 sala conferenze della Federazione Nazionale della Stampa FNSI corso Vittorio Emanuele II, 349 Roma

 

Agenda digitale. Il ruolo delle Regioni e le sfide del futuro.

May 21, 2012   //   by Francesco Soro   //   Blog, Media, Politiche pubbliche  //  No Comments

Oggi è uscita una mia intervista sul Corriere delle Comunicazioni sul ruolo che possono giocare le Regioni nelle sfide del futuro. Qui il link all’articolo originale.

Tra poco più di un mese il Governo Monti metterà nero su bianco le proposte per l’Agenda Digitale italiana. E’ un mese in cui si giocheranno partite decisive per il futuro digitale del Paese: dalla nuova AgCom all’asta per le frequenze, passando per la riforma della RAI. Per capire se questa cabina di regia messa insieme dal Ministro Corrado Passera si stia muovendo nella direzione giusta, abbiamo raccolto il punto di vista di chi, sul territorio, è da tempo alle prese con le sfide dell’innovazione. Ad occuparsene, presso le Regioni, sono i Corecom, le authority regionali per le comunicazioni, di cui Francesco Soro, Presidente del Corecom Lazio e già Presidente nazionale dei Corecom.

Presidente, qual è concretamente l’apporto che le Regioni oggi possono dare?

La classe politica del nostro Paese sembra aver fatto finalmente propria l’idea per cui le reti di nuova generazione sono uno dei fattori fondamentali della crescita e della competitività del Paese. Ora è essenziale la sinergia fra i diversi livelli di governo per trasformare le leggi in efficaci politiche per il territorio. In questa prospettiva, le Regioni possono essere chiamate a svolgere un’importante funzione di promozione e attuazione delle strategie di sviluppo del governo. In particolare rispetto alla banda larga, come dimostra la positiva esperienza della Lombardia.

Banda larga. E’ questo un tema centrale all’interno della Cabina di Regia per l’Agenda Digitale. La direzione la convince? Come si dovrebbe procedere?

Certamente. Quando è cominciata la partita della rivoluzione digitale abbiamo perso il calcio d’inizio e ora dobbiamo correre per raggiungere gli altri. Questo vuol dire investire nei cosiddetti interventi “enabler”, senza i quali ci ritroveremmo alla guida di una Ferrari con il motore di una Cinquecento. La banda larga è, senza dubbio, un enabler. Parallelamente, è necessario avviare quanto prima i lavori su altre linee di intervento come open data e start-up o, perché no, immaginare una “no tax area” per l’innovazione. Diversamente, inseguiremo gli altri per sempre.

Non inseguire vuol dire puntare anche sui propri vantaggi competitivi. Secondo lei quali sono quelli su cui dovrebbe puntare l’Italia?

La creatività è, da sempre, un nostro asset vincente, quindi abbiamo il dovere di scommettere su chi è in grado di creare e innovare. Penso soprattutto ai giovani, ai talenti imprenditoriali, agli start-upper. Questo deve tradursi in interventi, concreti e tangibili, rivolti a chi sa fare di un’idea un’impresa affinché l’infrastruttura possa essere popolata da contenuti. Ma vuol dire anche mettere a sistema investitori e creativi, università e imprese.

Sui contenuti si gioca la partita del futuro. Il suo Corecom ha investito molto in questa direzione. Penso ad esempio al progetto Next TV.  

I contenuti sono la chiave per interpretare il futuro. E la televisione è un esempio lampante della forza dei contenuti. Next Tv ha successo perché copre un vuoto. È un news-site di aggiornamento su trend e opportunità della tv del futuro, che nasce dall’esigenza di fornire ai giovani e agli operatori del settore le chiavi per interpretare le complesse evoluzioni del mercato, indirizzandoli verso i nuovi modelli di business dell’era della convergenza cross-mediale.

Anche la crossmedialità è un tema da Agenda Digitale?

Trasversalmente lo è. Un tema che richiede una strategia e una vision condivise e su cui rischiamo di rimanere irreversibilmente indietro. Abbiamo detto della banda larga, ora dobbiamo fare dei decisi passi in avanti nella direzione della net-neutrality, com’è scritto a chiare lettere nell’Agenda Digitale europea, e soprattutto regolamentare in modo equilibrato il diritto d’autore, spiegando agli ultras delle due fazioni, quella del ‘tutto è di tutti’ e quella del ‘mio è solo mio’, che non si può prescindere da una soluzione che contemperi ambedue gli interessi. Non si può d’altronde immaginare né una rete a libertà limitata, né l’idea che chi fa investimenti possa rimanere in balia di rapaci e parassiti del web.

Dunque, se tutto viaggerà su internet, perché quest’attenzione esasperata al beauty contest e all’asta per le frequenze tv?

Anzitutto, vorrei scindere la parola frequenze dalla parola televisive. Come ci ha ripetutamente ricordato il Presidente Calabrò, l’etere è a rischio saturazione e si rende pertanto necessaria una rivisitazione dello spettro frequenziale che tenga presente, da un lato, i legittimi interessi dell’industria televisiva e delle telco e, dall’altro, l’interesse pubblico all’uso efficiente e razionale dello spettro. In questa direzione si è espressa anche la Conferenza WRC-12 di Ginevra, nell’affrontare l’argomento del “secondo dividendo digitale”. Al netto degli aspetti politici del dibattito, tutto questo dovrebbe portare ad un riassetto organico del sistema, che distingua tra chi investe, crea occupazione e va nella direzione della convergenza cross-mediale e chi, invece, vive alla giornata occupando spazio frequenziale.

Nomine Agcom, appello a Corrado Passera: ‘Il rinnovo passa anche dai territori’

May 17, 2012   //   by Francesco Soro   //   ICT e innovazione  //  No Comments

Vi propongo qui di seguito un interessante articolo apparso oggi su Key4Biz

I Comitati Regionali per le Comunicazioni hanno gestito senza alcun onere per gli utenti 246 mila istanze di conciliazione e quasi 6 mila istanze di risoluzione di controversie di secondo grado; la percentuale di successo per gli utenti è passata dal 50%

di Paolo Pietrangelo – Direttore generale Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome

La legge 249 del 1997 istituendo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni consentiva all’allora istituenda Autorità di optare per un assetto funzionale decentrato attraverso la previsione dei Comitati Regionali per le Comunicazioni, intesi come organi locali di governo, garanzia e controllo nel settore della comunicazione. Un modello richiamato nello stesso documento conclusivo approvato dalla I Commissione della Camera dei deputati il 16 febbraio in esito alla indagine conoscitiva sulle autorità amministrative indipendenti.

I Comitati Regionali sono organi delle Regioni, dal punto di vista strutturale, tanto che sono istituiti e disciplinati dalle Regioni stesse; ma sono, al tempo stesso, anche organi dell’Autorità, dal punto di vista delle funzioni che svolgono. C’è quindi una doppia dipendenza, strutturale e funzionale. Si ha quindi, nel sistema costruito con l’istituzione dell’Autorità, un aspetto di “convergenza” sul piano strutturale e un aspetto di “decentramento” sul piano funzionale.

I Comitati in questi primi dieci anni di attività hanno costruito progressivamente competenze, organizzando al meglio le relazioni funzionali sia con il sistema territoriale sia con l’AGCOM. Proprio a partire dal 2004 e successivamente nel 2008 il sistema delle Regioni (Conferenza delle Assemblee e Conferenza delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome) ha siglato due Accordi quadro con l’Autorità in merito alla gestione di funzioni delegate.

Tali accordi hanno interessato complessivamente otto funzioni: solo per citarne alcune, dalla conciliazione con gli operatori di TLC alla risoluzione delle controversie di secondo grado, dallatutela dei minori al monitoraggio delle emittenti televisive locali. In particolar modo proprio sul versante del contenzioso tra utenti ed operatori di Telecomunicazioni i Co.re.com. esercitano una funzione extragiudiziale di assoluta efficacia. Gli ultimi dati forniti dalla stessa Autorità ci dicono che i Comitati hanno gestito senza alcun onere per gli utenti 246 mila istanze di conciliazione e quasi 6 mila istanze di risoluzione di controversie di secondo grado; la percentuale di successo per gli utenti è passata dal 50% al 72 %; un modello vincente perché territoriale, perché connesso ad una modalità di risoluzione delle controversie extragiudiziale, veloce, efficace, gratuito.

La funzione delegata della vigilanza sul rispetto degli obblighi di programmazione dell’emittenza radiotelevisiva locale ha conferito organicità e sistematicità alla precedente delega in materia di tutela dei minori e del pluralismo politico-istituzionale e socio culturale. La gestione del Registro degli operatori della comunicazione consente ai Co.Re.Com. di conoscere gli scenari di ogni Regione e le relative evoluzioni, prospettiva privilegiata che si aggiunge e completa la potenzialità dei Co.Re.Com. nel loro territorio candidandoli, al contempo, ad essere interlocutori delle Istituzioni nazionali per competenze e conoscenze tecniche anche nell’orizzonte della infrastrutturazione territoriale delle reti di nuova generazione.

Il nuovo catasto delle frequenze, il time out dello switch-off con il passaggio al digitale terrestre che sta investendo le Regioni, la nuova frontiera della separazione tra fornitori di contenuti e fornitori di reti, ci consegnano la rappresentazione di un sistema territoriale delle comunicazioni in forte evoluzione e trasformazione. Senza dimenticare le piccole e medie imprese del settore in termini di servizi e posti di lavoro prodotti. Sarebbe, dunque, di grande utilità per la governance del sistema se il dibattito di queste settimane circa i profili curriculari più idonei a formare la squadra della nuova consiliatura dell’AGCOM potesse tener in debita considerazione  anche questo spaccato valorizzando, così, un modello strategico di intervento che le Regioni hanno contribuito a sviluppare in questi anni; a maggior ragione se si considera la necessità di rivedere alcuni asset della stessa Autorità così come auspicato dalla indagine conoscitiva del Parlamento richiamata in premessa.

Agcom, dal web spunta il candidato «tecnico» Prima candidatura via Twitter per un’authority

May 13, 2012   //   by Francesco Soro   //   ICT e innovazione  //  No Comments

Dal Corriere della Sera di oggi

Stefano Quintarelli «sponsorizzato» dalla Rete. Tra i nodi da sciogliere: copyright digitale e frequenze televisive

MILANO – Se mai dovesse riuscire, sarebbe la prima campagna per la presidenza di un’authority cominciata ufficialmente su Twitter e blog. Un passo avanti verso la trasparenza, quale che sia la preferenza individuale. Il caso è quello di Stefano Quintarelli (@quinta su Twitter), uomo “ombra” di molte delle iniziative di governo o parlamentari con la desinenza digitale, la cui candidatura alla presidenza sarebbe giunta sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Quintarelli, ex imprenditore ora al gruppo Sole24Ore, è considerato persona competente un po’ in maniera trasversale avendo lavorato con Pd, Pdl e Lega, ed era già tra i nomi in circolazione per una delle poltrone da consigliere di nomina parlamentare.

Non tutti al ministero dello Sviluppo sembrano convinti della fattibilità di una candidatura «tecnica», dunque in linea con l’anima di questo esecutivo, ma nella sostanza semi-sconosciuta ai vertici dei partiti. In ogni caso il passaggio chiave rimane quello presso la presidenza del consiglio di Mario Monti, dove peraltro lavora Antonio Catricalà che pure avrebbe pensato alla possibilità di andare all’AgCom. Il tempo comunque ci sarebbe.

Tutti i nomi emersi fino ad ora per la presidenza non sembrano avere chance, per un motivo o per un altro. Alle camere il dibattito sul dopo-Calabrò è previsto per la prossima settimana ma difficilmente il passaggio sarà definitivo, anche perché la norma sul restringimento dei commissari di nomina politica (da 8 a 4) è contenuta nel decreto sulle banche. Una presidenza tecnica sarebbe giustificata invero dalla sempre maggiore complessità dei temi da affrontare quali la transizione delle telecomunicazioni sul digitale, o la difesa del copyright sulla Rete, anche se il lodo politico delle frequente televisive rimane la partita più importante.

Massimo Sideri

Corrado Calabrò presenta il “Bilancio di mandato 2005-2012″

May 2, 2012   //   by Francesco Soro   //   ICT e innovazione  //  No Comments

Da un articolo apparso oggi sul Corriere delle Comunicazioni

Presentato oggi il bilancio di mandato 2005-2012 dell’Agcom. Il ritardo italiano nelle infrastrutture vale tra l’1 e l’1,5% del Pil. “Lo sviluppo di un ecosistema digitale è alla base del recupero di produttività”. Ngn: “Non è vero che abbassare il prezzo dell’unbundling spinge la fibra”.

di Mila Fiordalisi

“Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil. Senza infrastrutture a banda ultra larga i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti”. Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, nel presentare oggi il bilancio di mandato (2005-2012) dell’Authority - prossima al rinnovo – ha acceso i riflettori sulle questioni “aperte” e sulla necessità per l’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate non solo a fronteggiare l’esponenziale crescita di dati ma anche per stimolare la ripresa e la crescita. L’appello è al governo ma anche alle telco.

Non solo la telefonia mobile, la quale ha un incremento esponenziale, ma tutti i servizi del futuro prossimo e di quello ulteriore richiedono una rete a banda larga e ultra larga  – si legge nella relazione del Presidente -.   L’internet delle cose segnerà un ulteriore salto di qualità nel consumo di byte”. Dal 2010 – ha ricordato Calabrò –  l’Europa ha un’Agenda digitale, con obiettivi precisi e sfidanti da raggiungere nel 2013 e nel 2020, anche se con una visione un po’ impacciata circa le azioni con cui traguardarli. È ormai un punto fermo che lo sviluppo di un ecosistema digitale è alla base del recupero di produttività, per migliorare la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione qualificata. “L’economia internet in Italia vale solo il 2% del Pil; la stessa stima conduce a valutare l’internet economy del Regno Unito nel 7,2% del Pil”.

“Come osservava il Ministro Passera – ha aggiunto Calabrò – per le infrastrutture è l’offerta a generare la domanda. Quando avremmo costruito le autostrade se avessimo atteso che prima fossero fabbricate le automobili che le avrebbero percorse? Ma non meno importante è lo sviluppo concomitante dei servizi. Infrastrutture e servizi devono fertilizzarsi a vicenda; disponibilità di applicazioni e utilizzo reale devono andare di pari passo, così come l’alfabetizzazione digitale della popolazione. Nella sua segnalazione al Governo e al Parlamento l’Agcom ha dato suggerimenti specifici e mirati, rilanciati pubblicamente da Confindustria Digitale”.

Secondo Calabrò “c’è ancora scarsa consapevolezza delle potenzialità globali delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato. Il settore delle tlc è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società”.

Determinante il ruolo dell’Agenda digitale “un progetto olistico che non può esaurirsi in una serie non sequenziale di azioni frammentate. Ha osservato la Commissaria Kroes che se l’economia digitale fosse un Paese la sua performance le varrebbe la partecipazione al G-20. Il suo tasso di crescita del 12% annuo supera quello cinese. Nessun altro settore è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future. Non è più tempo di simulazioni, o di iniziative sperimentali. Dum Romae consulitur, Italia regressa est”.

L’intervento di Calabrò è stato un’occasione per delineare la strada futura ma anche e soprattutto per mettere nero su bianco i progetti e le iniziative che hanno segnato i sette anni di mandato dell’Authority in scadenza. Sette anni in cui lo scenario si è completamente stravolto. “Nel 2005, all’inizio del nostro mandato, la prima azienda al mondo per capitalizzazione era Esso corporation. Oggi la prima azienda al mondo è Apple, che capitalizza più di tutta la borsa italiana”, sottolinea Calabrò. E se nel 2005 i social network erano in fase embrionale oggi Facebook conta circa 900 milioni di utenti. “Nati come ‘luoghi’ per mettere in contatto le persone, oggi le reti sociali sono diventate sempre più pervasive, diventando nei fatti la piattaforma di accesso ad altri servizi: leggere notizie, fare acquisti, cercare lavoro, caricare e scaricare file di tutti i tipi, ed anche ricercare informazioni bypassando i motori”.

In appena sette anni, dunque, internet “ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media”, dematerializzando servizi e prodotti e “ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo”. Internet, insomma, si configura come “un cambio di paradigma” nella produzione di beni, servizi, cultura e del vivere civile. “Se lo si considera  ‘solo’ come nuova tecnologia se ne perde la portata deflagrante e rivoluzionaria”.

UN PAESE A DOPPIA FACCIA

L’Italia è sotto la media Ue per la diffusione della banda larga fissa, per numero di famiglie connesse a Internet e a Internet veloce e per il commercio online. E siamo fanalino di coda in Europa riguardo alle esportazioni Ict: solo il 4% delle piccole e medie imprese “ovvero la spina dorsale del nostro tessuto produttivo”, dice Calabrò, vendono online, mentre la media Ue-27 è del 12%. Di contro l’Italia è fra le prime economie al mondo nel settore della telefonia mobile: nel nostro Paese il traffico dati  in mobilità ha superato quello voce, grazie alle tecnologie 3G e alla forte diffusione di nuovi terminali, come smartphone e tablet. Siamo il Paese col maggior numero, in Europa, di cellulari e con la maggiore diffusione di apparecchi idonei a ricevere e trasmettere dati in mobilità (smartphone, ipad, chiavette Usb).

SPINGERE LA BANDA LARGA

La disponibilità di infrastrutture broadband e ultrabroadband servirà – sottolinea Calabrò – a sostenere lo sviluppo della telefonia mobile, che marcia a ritmi esponenziali e di tutti i servizi del futuro, in particolare quelli che ruotano attorno all’internet delle cose “che segnerà un ulteriore salto di qualità nel consumo di byte”.  Dal 2010 – ha ricordato Calabrò -  l’Europa ha un’Agenda digitale, con obiettivi precisi e sfidanti da raggiungere nel 2013 e nel 2020, anche se con una visione un po’ impacciata circa le azioni con cui traguardarli. È ormai un punto fermo che lo sviluppo di un ecosistema digitale è alla base del recupero di produttività, per migliorare la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione qualificata. “L’economia internet in Italia vale solo il 2% del Pil; la stessa stima conduce a valutare l’internet economy del Regno Unito nel 7,2% del Pil”.

“Come osservava il Ministro Passera  per le infrastrutture è l’offerta a generare la domanda. Quando avremmo costruito le autostrade se avessimo atteso che prima fossero fabbricate le automobili? Ma non meno importante è lo sviluppo concomitante dei servizi. Infrastrutture e servizi devono fertilizzarsi a vicenda; disponibilità di applicazioni e utilizzo reale devono andare di pari passo, così come l’alfabetizzazione digitale della popolazione. Nella segnalazione al Governo e al Parlamento l’Agcom ha dato suggerimenti specifici e mirati, rilanciati pubblicamente da Confindustria Digitale”.

Secondo Calabrò “c’è ancora scarsa consapevolezza delle potenzialità globali delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato. Il settore delle tlc è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente i paradigmi dell’economia e della società”.

Determinante il ruolo dell’Agenda digitale “un progetto olistico che non può esaurirsi in una serie non sequenziale di azioni frammentate – puntualizza Calabrò -. Ha osservato la Commissaria Kroes che se l’economia digitale fosse un Paese la sua performance le varrebbe la partecipazione al G-20. Il suo tasso di crescita del 12% annuo supera quello cinese. Nessun altro settore è in grado di accelerare la crescita e lo sviluppo del Paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future. Non è più tempo di simulazioni, o di iniziative sperimentali”. Calabrò sottolinea inoltre che il rinvio degli investimenti non deve essere imputato all’ “alibi” della mancanza di regole. “Abbiamo provveduto a quanto di nostra competenza dettando per le reti di nuova generazione regole ritenute fra le più complete in Europa”.

PARADIGMA INTERNET

L’intervento di Calabrò è stato un’occasione per delineare la strada futura ma anche e soprattutto per mettere nero su bianco i progetti e le iniziative che hanno segnato i sette anni di mandato dell’Authority in scadenza. Sette anni in cui lo scenario si è completamente stravolto. “Nel 2005, all’inizio del nostro mandato, la prima azienda al mondo per capitalizzazione era Esso corporation. Oggi la prima azienda al mondo è Apple, che capitalizza più di tutta la borsa italiana”, sottolinea Calabrò. E se nel 2005 i social network erano in fase embrionale oggi Facebook conta circa 900 milioni di utenti. “Nati come ‘luoghi’ per mettere in contatto le persone, oggi le reti sociali sono diventate sempre più pervasive, diventando nei fatti la piattaforma di accesso ad altri servizi: leggere notizie, fare acquisti, cercare lavoro, caricare e scaricare file di tutti i tipi, ed anche ricercare informazioni bypassando i motori”.

In appena sette anni, dunque, internet “ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media”, dematerializzando servizi e prodotti e “ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo”. Internet, insomma, si configura come “un cambio di paradigma” nella produzione di beni, servizi, cultura e del vivere civile. “Se lo si considera  ‘solo’ come nuova tecnologia se ne perde la portata deflagrante e rivoluzionaria”.

TLC, PATRIMONIO ITALIANO

Dagli inizi del secolo al 2006 – si legge nella relazione di Calabrò – in anni di stagnazione dell’economia italiana, il settore delle Tlc ha continuato a svilupparsi a un tasso superiore al 6% annuo; ha sostanzialmente tenuto,  in rapporto agli altri settori, anche in quest’ultimo triennium horribile.

Il peso del settore sul Pil è oggi del 2,7% e il mobile vale ormai stabilmente più del fisso. Nel corso del settennio – è quanto si evince dal documento di fine mandato – si è duplicato il numero di linee in postazione fissa che forniscono connessioni a banda larga a famiglie e imprese; sedici volte superiore è il numero di utenti che accedono a internet in mobilità. “Il mondo racchiuso nel telefonino, nel tablet, nel palmo di una mano: è questo che vogliamo, ragazzini e adulti”, sottolinea il presidente.  È crescente e consolidata la presenza sul mercato italiano di grandi gruppi multinazionali in aperta competizione, con ricadute positive sull’occupazione, con miglioramento della qualità e con continuo ampliamento della gamma dei servizi offerti. È costante la riduzione della quota di mercato degli incumbent: nel mobile nessun operatore possiede una quota superiore al 35%; nel fisso, nonostante la legacy del monopolio, la quota retail di Telecom è scesa di quasi 20 punti percentuali dal 2005, attestandosi, nella banda larga, al 53%.

Nel contempo le Tlc rimangono l’unico servizio con una dinamica marcatamente anti-inflattiva. La diminuzione dei prezzi finali del settore è stata di oltre il 33% negli ultimi quindici anni, a fronte di un aumento del 31% dell’indice generale dei prezzi. La forbice, quindi, è di oltre 60 punti. Le Tlc rappresentano il solo settore regolamentato in cui i prezzi siano in costante riduzione (ben il 15% solo nel periodo 2005-2010), in vistoso contrasto con i forti aumenti di energia, acqua, trasporti.

“I nostri provvedimenti sulla terminazione mobile, in interazione con la concorrenza, hanno determinato un potenziale risparmio per i consumatori di circa 4,5 miliardi di euro”, puntualizza Calabrò.  La leva dei prezzi è stata utilizzata anche al fine di incentivare lo sviluppo della concorrenza tra operatori infrastrutturati con investimenti efficienti. I prezzi regolamentati dei principali servizi di accesso forniti da TI hanno registrato un aumento a partire dal 2009 “ma sono in linea con la media europea”, puntualizza Calabrò il quale aggiunge che “non è vero che abbassare il prezzo dell’unbundling del rame costituisce una spinta al passaggio alla fibra: se si riducono le risorse vengono meno gli investimenti”.

URAGANO OVER THE TOP

Valorizzare l’innovazione senza comprimere la competizione è tentare ora la quadratura del cerchio, evidenzia Calabrò, secondo il quale “senza una regolazione premiale non c’è incentivo per gli investimenti”.  “Il comparto delle Tlc mentre è chiamato ad investire  nel fisso e nel mobile, non riesce ad appropriarsi del valore atteso in corrispondenza degli investimenti nelle nuove reti. La crescente partecipazione ai ricavi complessivi della filiera delle Tlc  così come dell’audiovisivo, da parte degli Ott è inarrestabile”.

Da una competizione tra gli operatori infrastrutturati per il mercato dell’accesso ad internet si è passati a una competizione tra le telco da una parte e i fornitori di servizi Ott dall’altra. Dopo aver disintermediato il ruolo dei fornitori di accesso su rete fissa, i fornitori di servizi stanno disintermediando anche le reti mobili. La loro azione travalica le strategie regolatorie dei singoli Paesi. Si sta delineando uno scenario in cui il flusso dei ricavi, dei volumi di traffico e degli investimenti sono tra loro scollegati. “È tempo che la Ue focalizzi la propria attenzione su questo sconvolgente fenomeno”.

TELECOM E OPEN ACCESS

“In Europa Open Access è considerato un benchmark, un modello da additare ad esempio; riconoscimenti cominciano a venire, sempre meno timidamente, anche in Italia. La regolazione non potrà non tenerne conto”. Con Open Access è stata attuata la separazione organica della gestione della rete di accesso da quella di commercializzazione dei servizi di TI, assicurando condizioni di effettiva parità di trattamento tra TI e Olo. Ma le sfide che attendono l’azienda non saranno di poco conto. “TI soffre – sottolinea Calabrò – come gli altri operatori ex monopolisti d’Europa. Se soffre di più lo si deve al fatto che sotto il peso dei debiti accumulati per effetto delle varie scalate, ha dismesso buona parte degli asset internazionali, determinando un processo di rifocalizzazione sui mercati nazionali, per cui le attività estere pesano sul fatturato meno rispetto alle prime quindici società europee del settore. L’attuale gestione di TI ha determinato un’inversione di tendenza a tal riguardo”. E tuttavia, considerate le quote prevalenti che la società ancora detiene sui mercati nazionali, “è inevitabile ch’essa risenta della maggiore attenzione cui l’incumbent è, per definizione, doverosamente soggetto nel mercato di riferimento. Non ignoriamo che in Europa qualche Stato è incline a regolamentazioni che tengano in particolare considerazione il campione nazionale per consentirgli di affrontare le sfide mondiali. Con l’evoluzione del settore verso le reti di nuova generazione il problema si ripresenta con una quadratura diversa e in maniera più pressante ma è un problema da affrontare in sede europea”.

LA NEW TV

Il panorama televisivo è destinato a un’ulteriore evoluzione in virtù dell’utilizzazione del dividendo digitale che avverrà con l’asta che sostituirà il beauty contest, che ridefinirà lo spettro in coerenza con la redistribuzione delle frequenze e la razionalizzazione del loro uso prefigurate nella Conferenza di Ginevra del febbraio scorso. Sono gli over the top e la catch-up Tv che stanno contribuendo a disegnare un nuovo modello di Tv ibrida, che ha nella rete la sua piattaforma d’elezione e che cresce rapidamente sia nella raccolta pubblicitaria sia nelle forme di abbonamento. Malgrado il dilagante successo di internet, l’Italia è però tuttora un Paese teledipendente.

LE REAZIONI

La Fiom-Cgil d’accordo con il presidente Agcom sullla necessità di sviluppare reti di nuova generazione per le comunicazioni come strumento per uscire dalla crisi. “Il Presidente dell’Agcom Calabrò, nel suo Bilancio di mandato, ha espresso la sua preoccupazione per il sovraccarico delle reti, specificando che ‘la rete fissa è satura’ mentre ‘quella mobile rischia ricorrenti crisi asmatiche’ – ricorda Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale per il settore Ict – Calabrò né ricava giustamente che la necessità di sviluppare reti per le comunicazioni di nuova generazione ‘non è più rinviabile’.”

“Siamo lieti di constatare che Calabrò, nel momento in cui trae un bilancio del settennato passato alla guida dell’Autorità garante per le comunicazioni, afferma quanto già sostenuto dai sindacati dei metalmeccanici e, in particolare, dalla Fiom. Lo sviluppo, sia sotto il profilo della ricerca tecnologica che sotto il profilo della costruzione effettiva, di un’adeguata infrastruttura per le telecomunicazioni è una priorità assoluta per la ripresa economica del nostro Paese”.

“Se vogliamo veramente uscire dalla crisi, uno dei compiti da affrontare non è quello di togliere diritti ai lavoratori – conclude il sindacalista – ma quello di dare concrete infrastrutture alle imprese industriali, a partire da quelle necessarie per la crescita della effettiva possibilità di utilizzare reti adeguate alle attuali esigenze.”

Guerra del telecomando, scatta il sondaggio Agcom

May 12, 2010   //   by Francesco Soro   //   Media  //  No Comments

Il rilevamento affidato a una società specializzata sarà effettuato “in tempi rapidissimi”, comunica il Consiglio dell’Authority. I risultati serviranno a stabilire le posizioni dei canali sul telecomando

di Marino Petrelli
Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di commissionare a una società specializzata un sondaggio tra gli utenti “per verificare, come prescritto dalla legge, abitudini e preferenze dei cittadini in materia di posizionamento dei canali sul telecomando”. Lo comunica una nota che spiega che il sondaggio verrà effettuato in “tempi rapidissimi” per consentire all’Agcom di definire, al più presto e sulla base di dati obiettivi, il piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) della televisione digitale terrestre in chiaro e a pagamento.
L’idea di un sondaggio era già stata anticipata ieri quando il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, a margine un workshop alla Luiss sul diritto d’autore in relazione ad internet, aveva detto che “la definizione della numerazione del telecomando della nuova televisione digitale terrestre è una materia delicata e ci sono dei problemi che sono anche differenziati territorialmente”. “Di certo, l’obiettivo dell’Agcom non è la penalizzazione delle emittenti locali con l’avvento del digitale”, aggiunge Calabrò. E a chi gli chiede un giudizio sulle perplessità espresse a tale riguardo, il presidente dell’Autorità risponde che “ogni valutazione rischia di non essere riferita al quadro attuale”. Calabrò ammette, infine, che “c’è una sofferenza, ma il piano nazionale sulle frequenze ci vuole e lo faremo. Dovremo però salvaguardare le diverse posizioni”.
Come è noto, lo schema di numerazione automatica, approvato il 16 aprile dall’Autorità per le comunicazioni, prevede che i numeri sul telecomando dall’1 al 9 vadano ai canali generalisti, quelli dal 10 al 19 alle tv locali ex analogiche “radicate” sul territorio, quelli da 20 a 70 ai canali digitali nazionali, per generi di programmazione, e da 71 a 100 alle altre emittenti locali. Questa bozza ha scatenato le proteste di molti editori locali e la presa di posizione di alcuni presidenti di regioni che hanno chiesto un intervento urgente dell’Agcom. E questo sondaggio pare andare verso la direzione della collaborazione tra le parti.

Un plauso all’iniziativa dell’Agcom arriva dal Corecom Lazio. “Le emittenti locali hanno bisogno rapidamente di un quadro certo e quanto più rispondente alle abitudini e alle preferenze dei cittadini – commenta Francesco Soro, presidente  del Comitato regionale delle comunicazioni -. In particolare, per le tv del Lazio, ormai da 6 mesi all digital, la rapidità di una decisione sull’Lcn è vitale perché può sancirne il rilancio sul mercato o, in alternativa, nel perdurare dell’incertezza, condannarle alla marginalità”.

Fonte: Corriere delle Comunicazioni

Corecom Lazio: Bilancio di mandato 2008-2013

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fsorofsoro: Rendo merito a @rafbarberio: 4 anni fa mi consiglio' di puntare su cybersicurezza. Scelsi social tv e crossmediale. Aveva ragione anche lui.
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fsorofsoro: @lcolda credo abbia fatto suo il progetto di @PaoloGentiloni / @ignaziomarino
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fsorofsoro: La tv pubblica olandese lancia un servizio streaming in diretta TV e radio, offrendo l'intero bouquet di canali over-the-top su piu' devices
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fsorofsoro: @marcoregni: a dir poco "geniali" :), ma per quel poco che l'ho incrociata si é sempre occupata di quei temi / @IsabellaRauti
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